Trascinato dai sogni di chi, prima di me, ha avuto la capacità di vivere l’esplorazione dalle grandi pareti ai grandi spazi aperti, ho visto in Reinhold Messner e Walter Bonatti due esempi significativi.
È stato Giacomo Meliffi che, un bel giorno di autunno, mi propone di effettuare una traversata artica nel Parco Nazionale del Sarek, nella Lapponia Svedese. Per me il mondo delle traversate era decisamente sconosciuto, ma come spesso accade, la curiosità ha fatto sì, che un suo sogno in poco tempo è diventato un sogno condiviso.
Cosicché questo desiderio ha preso forma e ci siamo ritrovati, i primi giorni di marzo, alla stazione ferroviaria di Domodossola, pronti ad intraprendere il nostro viaggio. Abbiamo scelto di raggiungere il Sarek e rientrare a casa con mezzi sostenibili: dunque sfruttando treni e pochi autobus locali. Le ragioni di questa scelta sono un insieme tra la volontà di voler trasmettere un esempio positivo, in termini di tutela ambientale, e il desiderio di vivere un viaggio lento, dove non si viene “catapultati” in una realtà differente, ma quest’ultima prende forma con ritmi che lasciano spazio alla riflessione. Il viaggio è stato per noi una parte integrante del percorso.
Dopo quattro giorni, ci troviamo a Kvikkjokk; da qua inizia la nostra traversata scialpinistica: muniti di due pulke (slitte adibite al trasporto materiale), iniziamo il nostro lungo percorso. Abbiamo trascorso una decina di giorni all’interno del parco, muovendoci per 165km lungo l’enorme valle del Rapadalen. All’interno del Sarek abbiamo effettuato tre salite scialpinsitiche: una nella parte del meridionale, lungo la cresta di Boarektjåhkkå, una al centro del parco raggiungendo la vetta di Sarektjåkkå, la cima più alta, ed una nella parte settentrionale su Åhkkå, senza raggiungere la vetta a causa di una perturbazione.







